L'arte
del mugnaio è stata sempre veramente tramandata da generazione
in generazione.
L'esperienza acquisita dopo aver affiancato a lungo l'anziano
genitore veniva così ad essere salvaguardata nelle abili
mani del successivo giovane mugnaio.
La manutenzione del canale di derivazione, l'efficienza
delle paratoie, la pulizia delle docce ed il controllo del
corretto funzionamento delle ruote a catini sono solamente
alcuni degli impegnativi compiti che questi doveva svolgere.
La totalità delle strutture lignee e dei vari manufatti
murari erano costruiti interamente dal mugnaio. Questi veniva
ad essere affiancato dal fabbro soltanto per quanto concerneva
l'albero di trasmissione ed alcuni particolari metallici
minori.
L'esperienza del mugnaio spaziava a largo raggio.
egli doveva anche comprendere compiti al di fuori della
vera e propria attività macinatoria.
Doveva stimare il livello di essiccazione dei cereali, quantificarne
la loro resa in termini di farina.
Quando i clienti giungevano al mulino con al seguito i loro
modesti carichi di graminacee o castagne, cominciava il
suo specifico compito.
Dopo aver effettuato, mediante vagli, la pulitura del prodotto
da trattare, provvedeva all'esatta pesatura riponendone
il contenuto nell'apposita stadera.
Disponeva le graminacee stendendole in un capiente contenitore
che poteva ospitare fino a venti chilogrammi. Da questi
li versava nella tramoggia. Da questa cadevano nel sottostante
occhio della macina superiore. La quantità veniva impostata
dal mugnaio, secondo suoi precisi calcoli, azionando un
cassetto che era fissato, mediante cerniere, sotto la base
della tramoggia.
Una lunga asticina vibrava per il movimento della macina.
Una campanella suonando, avvisava acusticamente il mugnaio
di effettuare una successiva riempitura della tramoggia.
La macina inferiore era fissa, mentre quella superiore ruotava.
Le macine erano di peso elevato e potevano superare anche
la tonnellata.
In ambito locale esistevano esperti artigiani nel campo
della difficile produzione delle macine nella vicina località
di Carpineta. altre provenivano da fuori regione.
Questa, di forma circolare, presentava delle scolpiture
che partendo dal suo perno centrale si sviluppavano verso
l'esterno in modo dolcemente curvilineo. Avevano lo scopo
di ridurre l'attrito generato dal rotolamento e facilitavano
la fuoriuscita della farina.
Le macine erano cerchiate nella parte esterna da un robusto
ferro che ne aumentava le caratteristiche meccaniche. Un
telaio ligneo si sviluppava al loro perimetro esterno con
lo scopo di contenere la dispersione della farina.
Finalmente la farina ottenuta, cadeva in una vasca sottostante
posta dinanzi al basamento delle macine.
Il mugnaio raccoglieva la polvere ottenuta con la
caratteristica pala in legno e la riponeva ordinatamente
nei vari sacchi di cordame e liuta.
Il compenso del mugnaio detto la molenda veniva calcolato,
considerando l'eventuale calo durante la lavorazione, con
un parametro che oscillava intorno al cinque percento del
prodotto macinato.
In alcuni sporadici casi si usava denaro o si barattavano
altri generi alimentari.
L'intera antica arte del mugnaio era sì un'attività prettamente
manuale ma a coordinare tutto l'operato era indispensabile
una mente sveglia e un cervello fino.
Autore
: MAURIZIO VALENTINI
Mulini Pianesi
Realizzato
da: Centro Documentazione Pianese
Associazione Valorizziamo Pian del Voglio
MULINO
DELLA VALLE


Facciata
Mulino della Valle