Parco
Storico Monte Sole - Aspetti Naturalistici Del Parco
autore
"Massimo Rossi"
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Territorio
Il
Parco si sviluppa sulla media montagna a sud di Bologna,
tra le valli del Reno e del Setta, dallabitato di
Grizzana Morandi e la confluenza dei due fiumi.
Da un punto di vista altimetrico si passa dai 100 m. s.l.m.
della confluenza Reno - Setta agli 825 m. s.l.m. del Monte
Salvaro, la vetta più alta del Parco.
Larea è in gran parte proprietà privata,
tolti alcuni terreni della Provincia di Bologna siti in
prossimità del cuore del Parco: larea del Memoriale,
sui quali sorge la struttura ricettiva del Poggiolo.
Il comprensorio di Monte sole era caratterizzato allinizio
del secolo da un insediamento con case sparse, chiese isolate
e piccoli borghi; il territorio si configurava come un mosaico
a causa dellalternarsi di campi prati e nelle zone
più impervie boschi, di solito cedui.
Tra le produzioni agricole dominavano i cereali, in particolare
il frumento; si producevano anche vino, frutta e castagne.
A seguito dellabbandono dellarea causato dalleccidio
del settembre 1944, vi è stato un progressivo aumento
della superficie boscata, una diminuzione dei seminativi
e la quasi totale scomparsa del seminativo arborato, del
quale permangono pochi esempi.
Il paesaggio attuale è quello tipico della collina
e media montagna bolognese.
Superficie:
circa 6300 ettari (2600 di Parco, i restanti di Pre-Parco).
Accessi:
il Parco di Monte Sole è facilmente raggiungibile
dallautostrada A1 (uscite di Sasso Marconi
e Rioveggio), dalla ferrovia Bologna-Pistoia (stazioni di
Lama di Reno, Marzabotto e Pioppe di Salvaro) e Bologna-Firenze
(staz. Vado-Monzuno e Grizzana) e dalle strade statali della
Val di Setta e Porrettana.
Istituzione:
il Parco è stato istituito con L.R. n.19 del 27 maggio
1989.
Comuni
interessati: il Parco ricade nei Comuni di Marzabotto (la
maggior parte del territorio), Monzuno e Grizzana Morandi.
Gestione:
lEnte di gestione è un Consorzio obbligatorio
formato dai tre Comuni territorialmente interessati, dal
Comune di Bologna, dalla Provincia di Bologna e dalle Comunità
Montane delle Valli del Savena e dellIdice e della
Media e Alta valle del Reno. La sede degli uffici è
a Marzabotto, in via Porrettana 4/f.
Abitanti:
il territorio del Parco è scarsamente popolato anche
in conseguenza dello sterminio operato dai nazi-fascisti
nellautunno del 1944. Alcuni nuclei storici di una
certa importanza, ancora abitati, sono situati in prossimità
di Grizzana Morandi sul versante del Setta, a Sperticano
e a Panico. Il resto è composto da singole case isolate
e sparse sul territorio.
Flora
Da una recente indagine risulta che nel Parco sono presenti
936 specie floristiche. Considerato che la flora regionale
conta circa 2700 specie, 1/3 della diversità floristica
dellEmilia Romagna è presente nel Parco.
La composizione della copertura vegetale dellarea
risente in primo luogo della collocazione geografica del
territorio del Parco. Esso, infatti, si situa ai limiti
della zona climatica mediterranea, mentre risente ancora
delle influenze continentali proprie dellEmilia centrale.
Queste due situazioni, così diverse fra loro, sono
allorigine della compresenza allinterno del
comprensorio del Leccio (stenomediterranea) qui nei suoi
popolamenti più occidentali della regione, e del
Pino silvestre (eurasiatica), che a Monte Termine vede lestremo
meridionale del suo areale naturale di diffusione.
La morfologia del territorio aggiunge motivi di variabilità
alla componente floristica: i ripidi versanti, con esposizioni
diverse, ospitano un ricco corteggio rupestre che varia
a seconda della composizione del substrato roccioso ( da
arenaceo a marnoso e argilloso); le profonde incisioni (forre)
ospitano specie microterme e i dolci pendii prati e cespuglieti
con specie adattate a temperature miti.
Inoltre lestensione altitudinale crea i presupposti
per la presenza del Faggio (Fagus sylvatica) nei versanti
settentrionali dei punti maggiormente elevati, specie solitamente
vegetante ad altitudini maggiori.
In generale i versanti settentrionali sono coperti da boschi
dominati da Carpino Nero, mentre quelli meridionali sostengono
boschi di Roverella. Ben rappresentati, soprattutto sui
suoli acidi della parte meridionale del Parco, i boschi
di Castagno, un tempo estesamente utilizzati per la produzione
di frutti destinati alla molitura.
Il castagneto riporta largomento alla influenza dellantropizzazione
del territorio sulla sua composizione floristica. In realtà,
a Monte Sole, è più corretto parlare di deantropizzazione.
Infatti, qui, la secolare (millenaria se si considerano
gli insediamenti etruschi di Misa) presenza delluomo
e delle sue attività risulta bruscamente interrotta
in corrispondenza degli eventi tragici dei quali il Parco
è chiamato, dalla stessa legge istitutiva, a trasmettere
la memoria. Levoluzione dellimpatto delluomo
risulta così arrestata alla vigilia delle ultime
grandi ristrutturazioni/rivoluzioni agronomiche, in un periodo,
cioè, in cui le attività economiche legate
alluso delle risorse naturali, risultavano ancora
largamente sostenibili dallambiente in
cui si inserivano. La fine della presenza delle attività
umane a Monte Sole ha provocato linstaurarsi di processi
di rinaturalizzazione che, allinterno del Parco, si
presentano particolarmente estesi. Anche dove luomo
a continuato a lavorare la terra a ad allevare bestiame,
però, la presenza di ampie aree di rifugio e irraggiamento
per le specie non agronomicamente interessanti (o ritenute
infestanti) ha fatto si che Monte Sole presenti ancora numerose
fioriture di piante come il Fiordaliso (Centaurea cyanus)
o la Speronella (Consolida spp) che, a causa delluso
di diserbanti, altrove sono divenute di difficile osservazione.
Fauna
Il territorio del Parco, formato da un fitto mosaico di
habitat costituisce lambiente ideale per una grande
varietà di specie animali.
Oltre alle specie più comuni, la fauna del parco
è arricchita da popolazioni di indubbio interesse.
Gli ungulati hanno ricolonizzato il territorio da pochi
decenni, in particolare si trovano nel Parco una popolazione
ben strutturata di Cervo e nuclei di Capriolo che non riescono
ad espandersi, pur essendo lassetto ambientale dellarea
sicuramente adatto alla diffusione della specie. Sono inoltre
presenti il Daino e il Cinghiale. Il primo è da considerarsi
alloctono perché introdotto in epoca romana, il secondo
è stato immesso recentemente a scopi venatori, a
volte anche illegalmente, utilizzando sottospecie del nord
est Europa.
Nei boschi trovano rifugio il Ghiro e lo Scoiattolo il quale,
nutrendosi di semi dalberi ne facilita la disseminazione
a causa dellabitudine di seppellire il cibo in eccesso.
Il Moscardino, può essere incontrato anche fuori
dallambiente forestale essendo legato agli arbusti
e al sottobosco.
La composizione specifica dellavifauna del parco è
senza dubbio ricca, contando oltre 60 specie di uccelli.
Nelle pareti rocciose e nei fitti boschi nidificano varie
specie di rapaci diurni e notturni. Importante è
la presenza dellAlbanella minore, il cui habitat è
costituito da praterie o seminativi dove nidifica e cattura
le sue prede, e del Falco pecchiaiolo, che nidifica sugli
alberi e si nutre di insetti, lucertole e piccoli mammiferi.
Nei cespuglieti, formatisi nei coltivi abbandonati, trovano
rifugio lAverla Piccola il Luì Bianco, la Sterpazzola
e la Sterpazzolina, nei boschi maturi della zona di Monte
Salvaro il Picchio Verde, il Picchio Muratore e il Rampichino,
negli ambienti fluviali il Martin pescatore e il Corriere
Piccolo.
Di un certo rilievo è la presenza del Succiacapre
che, molto difficile da vedere per la sua grande capacità
di mimetizzarsi, si nutre catturando insetti in volo durante
il crepuscolo o la notte. Il Succiacapre è legato
alla presenza di boschi, in particolare predilige quelli
radi, soleggiati e asciutti.
Geologia
e geomorfologia
La presenza di diversi tipi litologici è dovuta ai
differenti processi orogenetici e di sedimentazione che
hanno accompagnato la genesi di questi rilievi.
I versanti formati da argille scagliose risultano caratterizzati
dalla presenza di diffusi fenomeni di dissesto, localizzati
nelle zone vicine a Vergato, Pian di Setta e Grizzana Morandi.
Nella zona di Cà Le Scope troviamo le Marne di Monte
Piano costituite da argilliti, marne argillose e argille
marnose di colorazione dal rosso al rosato. Ciò risulta
evidente nella cava abbandonata in località Steccola.
Le Arenarie di Loiano, biancastre e quarzoso faldspatiche,
si estendono da Monte Termine al fondovalle del Setta.
La Formazione di Antognola, litologicamente eterogenea,
si presenta con marne e marne argillose di colore grigio
verde, e interessa i versanti che dalla zona del Memoriale
scendono verso il Torrente Setta. Gli affioramenti posti
sulle pendici del Monte Sterlese e del Monte Salvaro, in
prossimità di Pioppe, appartengono al Membro delle
Arenarie di Anconella e sono caratterizzati da una composizione
quarzoso feldspatica a granulometria medio grossolana.
I principali rilievi del Parco, Monte Baco, Monte Sole e
Monte Salvaro, sono formati da arenarie molto compatte,
color nocciola o grigio chiaro appartenenti alla Formazione
di Bismantova.
In località Cinque Cerri è posta la Formazione
del Termina costituita da argille e argille marnose scure.
La varietà di tipi litologici sopra descritta genera
un paesaggio caratterizzato da forme tra loro differenti.
Sulle arenarie si modellano forme aspre con ripide pareti
e incisioni torrentizie strette e profonde; al contrario
subsrtati argillosi e marnosi determinano una morfologia
più dolce.
Nei versanti argillosi esposti a sud i fenomeni erosivi
possono generare la formazione dei Calanchi, una delle emergenze
geomorfologiche più tipiche della zona.