Dopo
quasi due secoli tornano gli ulivi sulle colline di Sasso
Marconi
Il
rilancio della coltivazione dell'ulivo sulle colline a sud
di Bologna rappresenta unimportante risorsa per l'agricoltura
locale che, pur essendo per lo più concentrata in
piccoli appezzamenti di terreno, si avvia verso una diversificazione
produttiva in grado di favorire il recupero agricolo di
parte del territorio e l'incremento del reddito degli agricoltori.
L'ulivo rappresenta una coltura che fino a due secoli fa
era parte integrante del paesaggio, come testimoniano oliveti
ultracentenari presenti in alcune località della
provincia. La presenza dell'ulivo all'interno del territorio
bolognese risale infatti al 1700, quando numerosi erano
gli esemplari della pregiata pianta, alcuni dei quali addirittura
secolari. Di lì a poco, tuttavia, una forte gelata
indusse i contadini a cessare la coltivazione dell'ulivo,
che lasciò alle piantagioni di grano; di conseguenza
il grasso vegetale venne abbandonato a favore di quello
animale.
A distanza di quasi due secoli, gli uliveti sono tornati
a caratterizzare il paesaggio agricolo sassese: dietro questa
ripresa dell'olivicoltura, culminata la produzione (nel
2002) del primo olio nostrano, c'è anche l'intervento
dellAmministrazione Comunale di Sasso Marconi che,
affiancandosi alle aziende che ne hanno regolarmente attivato
la piantumazione, dal '97 ad oggi ha contribuito per circa
35.000,00 € allacquisto di oltre 10000 piante
di ulivo regolarmente certificate. Il Comune è inoltre
tra i trenta soci fondatori che nel 2003 hanno dato vita
al Consorzio degli Olivicoltori dei Colli Bolognesi, che
comprende anche la Comunità Montana Cinque Valli
Bolognesi, aziende e produttori di Sasso Marconi e di altri
Comuni della provincia.
Nato con lobiettivo di promuovere iniziative (studi,
ricerche, convegni ecc.) capaci di valorizzare lolio
dei Colli Bolognesi e di favorirne il consumo, il Consorzio
si propone come punto di riferimento per i coltivatori,
fornendo indicazioni finalizzate a regolamentare e migliorare
gli standard qualitativi della produzione, certificare i
prodotti di qualità (attraverso il rilascio di un
marchio registrato) e vigilare sulla loro produzione e commercializzazione.
Lobiettivo è ora quello di favorire lincremento
della produzione: a causa dell'esiguo quantitativo, infatti,
lolio di Sasso non può ancora essere commercializzato.
Un primo assaggio è stato comunque possibile durante
le ultime edizioni della Fìra di Sdaz e di Tartufesta
ed ha evidenziato come gli standard qualitativi raggiunti
dal prodotto siano più che soddisfacenti. Unulteriore
conferma è arrivata dal CNR (Centro Nazionale delle
Ricerche) di Bologna, che ha rilasciato allolio nostrano
una speciale certificazione di qualità. Anche il
Sindaco Marilena Fabbri, tra i pochi e privilegiati assaggiatori
dellolio di Sasso, ha apprezzato la qualità
delle spremiture: il primo cittadino di Sasso Marconi si
è detta entusiasta del risultato ottenuto e fiduciosa
sulla crescita produttiva nel settore, che schiuderebbe
tra laltro le porte al riutilizzo di terreni attualmente
abbandonati, con i conseguenti vantaggi di una maggior cura
del paesaggio e del territorio, e contribuendo così
allindotto turistico e produttivo di Sasso Marconi.
Foto e articolo di Enzo Chiarullo