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Gli Articoli di Veronica:

APPENNINO AMARCORD (2005-09-26)

Appennino, un timido sole s’affaccia e poi tace, imbronciato. Un autunno un po’ incerto risveglia ricordi sopiti tra gli abeti e le case di ruvido sasso. Ed è li, su una panca, testimone silente di mille avventure che due anziani ritrovan, fumando, quel che è stato e che più non sarà. “ …At ricordet l’Ofelia del lago…con ‘ du gamb acsè beli che parevan d’un anzel” ?( con due gambe così belle che sembravan di un angelo). Annuisce e conferma con lo sguardo al lontano, mentre il fumo del sigaro ascolta, poi riparte pian piano. “ Am arcord, a l ‘arcord …quando in cima alla strada, ben passava con le trecce annodate e la sete veloce cacciava con la testa nella vecchia fontana. Ti ricordi quella volta che il suo babbo, butto via le sue scarpe più buone, ma lei ‘tosta’ andò ancora a ballare scalza e semplice come fosse bambina? Ricamava colletti e camicie e il bucato stendeva nei prati… sembra ieri, sembra oggi, ed invece… sessant’anni oramai son passati! L’am piaseva, con quei denti piccini che stringevano fiori di campo e quegli occhi color fiordaliso… occhi grandi che riempiva di luce, se qualcuno le prendeva la mano”. L’altro, immobile, l’aria annusa e sospira : “Anch’ a me, l’am piaseva l’Ofelia… ma era vento e come vento passava, sollevando “tott’ al foj “( tutte le foglie) tutte attorno, e di polvere un mulinello restava”. Nella brezza montana si avverte, una musica che vien dal granaio… un’armonica a bocca risuona mentre scocca la vecchia campana… “ E’ l’Ofelia che danza!” Dice il primo “ No, la vedo, è nel lago a lavare” l’altro esclama, …ma l’Ofelia è scappata lontano, con un fascio di rose strette in mano. Veronica Balboni