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Gli Articoli di Veronica:

APPENNINO...SPIRITI AERINI (2006-02-05)

Quando gran parte della letteratura, della cinematografia e degli spettacoli televisivi attuali, riscoprono antichi filoni nordici improntati sulla magia, con grande affollamento di nani, folletti, elfi dalle orecchie a punta, stregoni cattivi , maghi saggi e quant’altro, inconsapevolmente rendono omaggio ad un ben pių semplice, (ma non meno trascurabile) mondo, attorno al quale la civiltā agricola montanara gravitava, costituendone parte attiva in tutte le sue manifestazioni quotidiane. Nella gioia come nel dolore, nel lavoro o nel riposo, nel ciclo naturale dell’esistenza, insomma, la vita dell’Appennino era integrata con quella di questi misteriosi esseri, le cui ‘gesta’ venivano colte (o subėte) dopo il calar del sole,nelle tenebre della notte negli oscuri viottoli, nei crocicchi, nel folto dei boschi, vicino a chiese, pilastrini o cimiteri, lontano dai borghi sonnolenti e riprese poi, per bocca dei ‘malcapitati’, nelle veglie notturne in calde stalle o innanzi al camino nelle lunghe notti d’inverno. Il passeggero o il viandante che si trovava a transitare nella notte, lontano dai lumi delle borgate e privo della corona del rosario, aveva un bel daffare con fantasmi,morti inquieti, “ spirit aerin”(gli spiriti aerini che chiamavano per nome senza far danno), fuochi fatui e persino diavoli con tanto di corna che, nelle cime pių alte, nascondevano oro e gemme( a detta dei nonni). Persone anziane degne di fede, hanno pių volte descritto luoghi ed eventi personalmente sperimentati, ma nella maggioranza dei casi, dopo una notte di racconti che facevano accaponare la pelle durante la spagliatura o la spannocchiatura, il ritorno a casa costituiva un vero e proprio incubo ad ogni muover di frasca; da non considerare poi la serie di burle, dispetti e piccole vendette, che prendevano corpo grazie a lenzuola, stridore di catene, zucche intagliate, mozziconi di candela, gridolini, sospiri e urla soffocate abilmente gestiti nella nebbia e nella notte da infaticabili buontemponi. Veronica Balboni