"Gli Appennini sono per me un pezzo meraviglioso del creato. Alla grande pianura della regione padana segue una catena di monti che si eleva
dal basso per chiudere verso sud il continente tra due mari (....) è un così bizzarro groviglio di pareti montuose a ridosso l'una dall'altra;
spesso non si può nemmeno distinguere in che direzione scorre l'acqua."
J. W. Goethe, Viaggio in Italia (1786 - 1788)
J. W. Goethe, Viaggio in Italia (1786 - 1788)
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AREA ARCHEOLOGICA DI MONTEACUTO RAGAZZA E LE STATUETTE VOTITE ETRUSCHE PIU BELLE (2026-04-07)

AREA ARCHEOLOGICA DI MONTEACUTO RAGAZZA
E LE STATUETTE VOTITE ETRUSCHE PIU BELLE
Di Dario Mingarelli, ispettore onorario per i beni archeologici dell'Appennino bolognese
In una località chiamata Torraccia di proprietà di Giuseppe Faccioli, nei pressi della Collina di MonteAcuto ‘in cima a un monticello che sembra appiattito’ furono trovati da un cacciatore,nel 1882,alcuni oggetti che affioravano dal terreno: erano tre statuette di bronzo. In seguito a ulteriori esplorazioni e saggi effettuati dall'ispettore U.Betti e dal commissario G. Gozzadini furono trovate altre undici statuette. Altre indagini furono effettuate più tardi, da Brizio e da Mansuelli (relatore della mia tesi di laurea in Archeologia Romana all'Università di Bologna),fino agli ultimi scavi del 97 diretti dal Lippolis. Fu rinvenuto anche un parallelepipedo irregolare di molassa con incisa un'iscrizione...etrusca.
Tutte le statuette trovate rappresentano degli offerenti, i devoti le offrivano al santuario come ex voto e si differenziano fra di loro per la differente qualità della lavorazione.
Due di esse si distinguono particolarmente per la raffinatezza e la qualità dell'esecuzione (sono riprodotte in foto qui accanto) Si tratta di una figura maschile e di una figura femminile.
L'offerente maschile indossa un corto mantello,cinto in vita,che si avvolge anche intorno al braccio sinistro e nella mano destra regge una patera umbilicata nel tipico gesto della libazione; il torso appare nudo in una attenta descrizione delle caratteristiche anatomiche quasi che l'offerente volesse sottolineare la sua condizione di atleta.
La statuetta che rappresenta l'offerente femminile invece,indossa un chitone molto elegante,cinto in vita e finemente pieghettato sul petto. Sopra le spalle porta un pregevole e ampio mantello che ricade sul torace in armoniosi panneggi. Nella mano destra stringe un fiore che,secondo Graziano Baccolini,potrebbe essere un Narcisus poeticus (presente a Monteacuto) e, nella mano sinistra una melagrana frutto legato all'oltretomba. Ambedue le statuette protendono le braccia in avanti e hanno la gamba sinistra in leggero movimento in avanti. Gli elementi descritti fanno pensare a ex voto donati da personaggi di rango giunti al santuario forse da lontano,da qualche opulenta città dell'Etruria in cui lavoravano eccellenti scultori bene informati di ciò che avveniva in Grecia nel campo dell'arte. Gli ex voto infatti sono sicuramente databili alla seconda decade del V°sec. a.C.(480 a,C).
A Dario Mingarelli è stato chiesto, in totale quindi quante statuette sono state trovate? Dove sono esposte?
“Le statuette ritrovate sono 14 conservate al Museo Civico di Bologna. Gli ultimi scavi sono del 97 che hanno offerto elementi di riflessioni nuovi; più che in situ, sarebbe necessaria una nuova ricognizione su un territorio più ampio adiacente al santuario scoperto”.
Il Santuario di Monteacuto Ragazza era isolato o sorgeva in un contesto di carattere urbano?
“Data la collocazione del Santuario, tutto fa pensare che non sorgesse in un contesto urbano ma che dovesse essere raggiunto appositamente dagli offerenti e dai devoti dell'epoca così come si fa oggi con Montovolo, santuario cristiano non molto lontano da questo e ancora oggi frequentatissimo. Si deve poi aggiungere che, l'area santuariale antica in questione, sorgeva in prossimità di una via antica di valico percorsa anche nell'età del bronzo, che metteva in comunicazione l'Etruria toscana e la cosiddetta Etruria padana ,via attestata sia dalle fonti storiche (Pseudo Silace) che da numerosi riferimenti archeologici. I reperti numerosi e importanti di epoca etrusca venuti alla luce a Oreglia di sotto, a Prada, a Nadia,a Vimignano, a Stanco e all'Archetta, dimostrano poi, senza ombra di dubbio, che il luogo sacro non doveva essere certamente isolato, ma al centro di una intensa vita civile e politica che si esercitava in ragguardevoli agglomerati urbani”.
Che valore hanno le statuette se si può decifrare? Quel cacciatore le ha vendute? O a chi le ha esposte?
“Posso riportare testualmente, quello che il commissario di Bologna Giovanni Gozzadini, socio dell'Accademia dei Lincei, riferì ai colleghi nella seduta tenuta a Roma, il 16 dicembre del 1882...’da tre anni in qua sono tornate alla luce alcune antichità etrusche nell''Alto Appennino Bolognese , a Casio, a Montecavalloro, a Montaguragazza, parrocchia della provincia di Bologna, comune di Tavernola Reno, ove un cacciatore...inciampò in una statuetta di bronzo che emergeva dal suolo e la dissotterrò insieme con altre due poi (e qui viene il bello) le fece esibire in vendita al Museo Civico di Bologna che le comprò....’
Cosa significhi veramente’le fece esibire in vendita’ non saprei dire con sicurezza (farebbe pensare ad un'asta ) , sta di fatto che il Museo le comproò. La cifra sborsata non si sa ,ma non credo fosse particolarmente alta anche se...’ il ritrovamento, è sempre il Gozzadini che riferisce, già corso di bocca in bocca tra i montanari circostanti,fu trasformato nella solita fanfaluca di un tesoro dissepolto....’. Oggi questi reperti,avrebbero un valore venale, credo ,abbastanza alto,sempre inferiore comunque a quello storico-scientifico dinnanzi al quale non esiste valore di mercato che nessun reperto possa eguagliare. Tutti i reperti archeologici sono di proprietà dello Stato e precise disposizioni di Legge regolano il ritrovamento,lo scavo e i rapporti col privato”.
Un santuario ex voto etrusco ha una struttura muraria o è solo un luogo all'aperto con una stele votiva? Secondo lei, quante possibilità ci sono che nella zona siano ancora presenti ulteriori tracce archeologiche?
“La distruzione di parte delle strutture murarie rinvenute nel corso delle esplorazioni del secolo scorso non permettono una lettura agevole del sito soprattutto per quanto attiene la parte architettonica. Ulisse Bettini e il conte Gozzadini pensarono di trovarsi di fronte a un tempio orientato come quelli di Marzabotto dentro la cui linea perimetrale erano sorte costruzioni di altra epoca. Gli scavi, invece, del 97, hanno permesso una rilettura del sito considerandolo come un recinto santuariale a cielo aperto, con mura per la protezione che comprendevano i doni votivi fissati su cippi o basi in arenaria come la stele con iscrizione etrusca ritrovate e, forse un altare. Risulta difficile pensare che le strutture rinvenute siano pertinenti ad un tempio destinato a contenere le statue. In epoca posteriore, si ebbe una diversa destinazione d'uso del sito con un probabile sviluppo abitativo fino alle soglie della romanizzazione dei luoghi. Per quanto attiene la seconda domanda, non ci sono possibilità di insediamenti ma, certezze; luoghi come Prada, Oreglia di sotto, Stanco ed anche Tavernola (si sono recentemente rinvenute monete romane non lontano dalla chiesa) dimostrano la presenza di antichi insediamenti”.
Non ritiene che si debba valorizzare e far conoscere l'area del ritrovamento?
“Credo che la valorizzazione dell'area in questione sia fondamentale e inderogabile. Si tratterrebbe di organizzare visite guidate sul posto, favorendo l'accesso al sito nel quale, opportuni pannelli illustrativi potrebbero far vedere come si presentava il recinto santuariale in epoca etrusca...secondo le indicazioni date negli scavi del 97. Potrebbe diventare una meta obbligata per le scuole del circondario, opportunamente inserita in un contesto più articolato di visita culturale; le strade tuttora percorribili dalla Collina di Monteacuto e dalla localita' S.Abramo, che raggiungono il santuario, sono probabilmente quelle percorse anche in antico e attraversano luoghi di grande suggestione storica e paesaggistica”.
In una località chiamata Torraccia, proprietà Giuseppe Faccioli, nei pressi della Collina di MonteAcuto "in cima a un monticello che sembra appiattito" furono trovati da un cacciatore, nel 1882, alcuni oggetti che affioravano dal terreno:erano tre statuette di bronzo.
In seguito, esplorazioni e saggi effettuati dall'ispettore U.Betti e dal commissario G. Gozzadini,vennero rinvenute altre undici statuette. Le statuette trovate rappresentano degli offerenti, i devoti le offrivano al santuario come ex voto e si differenziano fra loro per la qualità della lavorazione. In due di esse si distingue particolarmente la raffinatezza e la qualità dell'esecuzione ( foto sopra).
L'offerente maschile indossa un corto mantello, cinto in vita, che si avvolge anche intorno al braccio sinistro e nella mano destra regge una patera umbilicata nel tipico gesto della libazione; il torso appare nudo in un’attenta descrizione delle caratteristiche anatomiche.
La statuetta che rappresentante l'offerente femminile invece, indossa un chitone molto elegante, cinto in vita e finemente pieghettato sul petto. Sopra le spalle indossa un pregevole e ampio mantello che ricade sul torace in armoniosi panneggi. Nella mano destra stringe un fiore che, secondo Graziano Baccolini, potrebbe essere un Narcisus poeticus (presente a Monteacuto) e, nella mano sinistra una melagrana frutto legato all'oltretomba. Ambedue le statuette protendono le braccia in avanti e hanno la gamba sinistra in leggero piegamento in avanti. Gli elementi descritti fanno pensare a ex voto donati da personaggi di rango giunti al santuario forse da lontano da qualche opulenta città dell'Etruria. Gli ex voto, infatti, sono databili alla seconda decade del V°sec. a.C. (480 ac.).
Posizione Gps 44° 13’ 34.97’’ N 11° 07’ 44.50’’ E Alt 699m slm
LA VIA ETRUSCA DEL FERRO
LA PRIMA STRADA D’OCCIDENTE (DOCUMENTATA DA FONTI GRECHE) PASSAVA DA QUI, DALL'APPENNINO BOLOGNESE
La prima strada d’Occidente e prima grande opera su suolo italiano fu la “Via del Ferro” costruita dagli Etru-schi 2.500 anni fa. Partiva da Pisa e arrivava a Spina, nelle valli di Comacchio, attraversando gli Appennini. Lunga 250 chilometri e larga più di 6 metri, veniva percorsa, narra l’esploratore greco del VI secolo a.C., lo “pseudo” Scilace di Carianda, “in tre giorni di cammino”. Un tragitto di cui oggi sono stati portati alla luce solo poche centinaia di metri di acciottolato. Questa strada, ha visto passare non solo merci, ma anche uomini, tecnologia, sapienza e cultura, contribuendo in modo significativo alle basi della nostra civiltà occidentale.
Doveva essere uno spettacolo emozionante, quello delle lunghe file di carri che oltre 25 secoli fa trasportavano un metallo nuovo e ancora misterioso: il ferro. Le miniere etrusche dell’isola d’Elba erano uno dei più importanti centri di estrazione del ferro, un minerale di gran pregio che grazie al suo minor costo riuscì a soppiantare il bronzo, tanto più che in lega con il carbonio forniva il resistentissimo acciaio che dette un formidabile vantaggio rispetto alle splendide ma più deboli spade e armature di bronzo descritte da Omero.
Monteacuto Ragazza Archaeological Site and its Exquisite Etruscan Votive Statuettes
By Dario Mingarelli, Honorary Inspector for Archaeological Heritage of the Bolognese Apennines
In a locality named Torraccia, owned by Giuseppe Faccioli, near Monte Acuto Hill, "atop a flattened mound," a hunter stumbled upon several objects protruding from the soil in 1882: three bronze statuettes. Subsequent explorations and excavations conducted by Inspector U. Betti and Commissioner G. Gozzadini uncovered eleven more statuettes. Further investigations were carried out later by Brizio and Mansuelli (supervisor of my thesis in Roman Archaeology at the University of Bologna), up until the latest excavations in 1997 directed by Lippolis. An irregular parallelepiped of molassa with an Etruscan inscription was also found.
All the discovered statuettes depict offerers; devotees presented them to the sanctuary as votive offerings. They vary in the quality of their workmanship. Two of them stand out for their refinement and execution (reproduced in the accompanying photos). They are a male figure and a female figure.
The male offerer wears a short, belted cloak that also wraps around his left arm. In his right hand, he holds an umbilicate patera in the typical gesture of libation. His torso is depicted nude with an attentive description of anatomical features, almost as if the offerer wanted to emphasize his athletic condition.
The statuette representing the female offerer, on the other hand, wears a very elegant chiton, belted at the waist and finely pleated on the chest. Over her shoulders, she wears a precious and ample cloak that falls over her chest in harmonious drapery. In her right hand, she holds a flower that, according to Graziano Baccolini, could be a Narcissus poeticus (present in Monteacuto), and in her left hand, a pomegranate, a fruit associated with the afterlife. Both statuettes extend their arms forward and have their left leg slightly forward. These elements suggest votive offerings donated by high-ranking individuals who may have come to the sanctuary from afar, perhaps from some opulent city in Etruria where excellent sculptors worked who were well-informed about what was happening in Greece in the field of art. The votive offerings are certainly datable to the second decade of the 5th century BC (480 BC).
Dario Mingarelli was asked, in total, how many statuettes were found? Where are they exhibited?
"A total of 14 statuettes were found and are now preserved at the Civic Museum of Bologna. The latest excavations in 1997 offered new elements for reflection; rather than conducting further in-situ investigations, a new survey of a larger area adjacent to the discovered sanctuary would be necessary."
Was the Sanctuary of Monteacuto Ragazza isolated or did it arise in an urban context?
"Given the location of the Sanctuary, everything suggests that it did not arise in an urban context but that it must have been reached specifically by the offerers and devotees of the time, just as one does today with Montovolo, a Christian sanctuary not far from this one and still very frequented. It must also be added that the ancient sanctuary area in question was located near an ancient mountain pass also used in the Bronze Age, which connected Tuscan Etruria and the so-called Padan Etruria, a route attested to both by historical sources (Pseudo Scylax) and numerous archaeological references. The numerous and important Etruscan finds that have come to light in Oreglia di sotto, Prada, Nadia, Vimignano, Stanco, and Archetta demonstrate, without a doubt, that the sacred place could certainly not have been isolated but was at the center of an intense civil and political life that was exercised in considerable urban agglomerations."
What is the value of the statuettes, if one can decipher it? Did that hunter sell them? Or to whom did he exhibit them?
"I can quote verbatim what the Commissioner of Bologna, Giovanni Gozzadini, a member of the Academy of the Lincei, reported to his colleagues at the meeting held in Rome on December 16, 1882: 'For the past three years, some Etruscan antiquities have come to light in the 'Alto Appennino Bolognese', in Casio, Montecavalloro, and Montaguragazza, a parish in the province of Bologna, municipality of Tavernola Reno, where a hunter...stumbled upon a bronze statuette emerging from the soil and unearthed it together with two others, which he then (and here comes the beautiful part) exhibited for sale at the Civic Museum of Bologna, which bought them....'
What 'exhibited for sale' really means, I cannot say with certainty (it would suggest an auction), but the fact is that the Museum bought them. The amount paid is not known, but I do not think it was particularly high, even if... 'the discovery, as Gozzadini reports, had already spread by word of mouth among the surrounding mountaineers, and was transformed into the usual fanfaluca of a buried treasure....' Today, these artifacts would have a fairly high market value, I believe, although always lower than the historical-scientific value in the face of which no market value can equal any artifact. All archaeological finds are the property of the State, and specific laws regulate the discovery, excavation, and relations with the private sector."
Does an Etruscan votive sanctuary have a wall structure or is it just an open-air place with a votive stele? In your opinion, how likely is it that further archaeological traces are still present in the area?
"The destruction of part of the wall structures found during the explorations of the last century does not allow for an easy reading of the site, especially as regards the architectural part. Ulisse Bettini and Count Gozzadini thought they were dealing with a temple oriented like those of Marzabotto, within whose perimeter line constructions of a different era had arisen. The excavations of 1997, however, allowed for a reinterpretation of the site, considering it as an open-air sanctuary enclosure, with walls for protection that included votive gifts fixed on cippi or sandstone bases like the stele with the Etruscan inscription found, and perhaps an altar. It is difficult to think that the structures found are pertinent to a temple intended to contain statues. In a later period, there was a different use of the site, with a probable development of habitation up to the threshold of the Romanization of the places. As for the second question, there are no possibilities of settlements but certainties; places like Prada, Oreglia di sotto, Stanco, and also Tavernola (Roman coins have recently been found not far from the church) demonstrate the presence of ancient settlements."
Do you not think that the area of the discovery should be enhanced and made known?
"I believe that the enhancement of the area in question is fundamental and mandatory. It would be a matter of organizing guided tours on site, facilitating access to the site where appropriate illustrated panels could show how the sanctuary enclosure appeared in the Etruscan era...according to the indications given in the excavations of 1997. It could become a mandatory destination for the schools in the surrounding area, appropriately inserted in a more articulated context of cultural visits; the roads still traveled from Monteacuto Hill and the locality of S. Abramo, which reach the sanctuary, are probably those also traveled in ancient times and cross places of great historical and landscape
AREA ARCHEOLOGICA DI MONTEACUTO RAGAZZA E LE STATUETTE VOTITE ETRUSCHE PIU BELLE (2026-04-07)

AREA ARCHEOLOGICA DI MONTEACUTO RAGAZZA
E LE STATUETTE VOTITE ETRUSCHE PIU BELLE
Di Dario Mingarelli, ispettore onorario per i beni archeologici dell'Appennino bolognese
In una località chiamata Torraccia di proprietà di Giuseppe Faccioli, nei pressi della Collina di MonteAcuto ‘in cima a un monticello che sembra appiattito’ furono trovati da un cacciatore,nel 1882,alcuni oggetti che affioravano dal terreno: erano tre statuette di bronzo. In seguito a ulteriori esplorazioni e saggi effettuati dall'ispettore U.Betti e dal commissario G. Gozzadini furono trovate altre undici statuette. Altre indagini furono effettuate più tardi, da Brizio e da Mansuelli (relatore della mia tesi di laurea in Archeologia Romana all'Università di Bologna),fino agli ultimi scavi del 97 diretti dal Lippolis. Fu rinvenuto anche un parallelepipedo irregolare di molassa con incisa un'iscrizione...etrusca.
Tutte le statuette trovate rappresentano degli offerenti, i devoti le offrivano al santuario come ex voto e si differenziano fra di loro per la differente qualità della lavorazione.
Due di esse si distinguono particolarmente per la raffinatezza e la qualità dell'esecuzione (sono riprodotte in foto qui accanto) Si tratta di una figura maschile e di una figura femminile.
L'offerente maschile indossa un corto mantello,cinto in vita,che si avvolge anche intorno al braccio sinistro e nella mano destra regge una patera umbilicata nel tipico gesto della libazione; il torso appare nudo in una attenta descrizione delle caratteristiche anatomiche quasi che l'offerente volesse sottolineare la sua condizione di atleta.
La statuetta che rappresenta l'offerente femminile invece,indossa un chitone molto elegante,cinto in vita e finemente pieghettato sul petto. Sopra le spalle porta un pregevole e ampio mantello che ricade sul torace in armoniosi panneggi. Nella mano destra stringe un fiore che,secondo Graziano Baccolini,potrebbe essere un Narcisus poeticus (presente a Monteacuto) e, nella mano sinistra una melagrana frutto legato all'oltretomba. Ambedue le statuette protendono le braccia in avanti e hanno la gamba sinistra in leggero movimento in avanti. Gli elementi descritti fanno pensare a ex voto donati da personaggi di rango giunti al santuario forse da lontano,da qualche opulenta città dell'Etruria in cui lavoravano eccellenti scultori bene informati di ciò che avveniva in Grecia nel campo dell'arte. Gli ex voto infatti sono sicuramente databili alla seconda decade del V°sec. a.C.(480 a,C).
A Dario Mingarelli è stato chiesto, in totale quindi quante statuette sono state trovate? Dove sono esposte?
“Le statuette ritrovate sono 14 conservate al Museo Civico di Bologna. Gli ultimi scavi sono del 97 che hanno offerto elementi di riflessioni nuovi; più che in situ, sarebbe necessaria una nuova ricognizione su un territorio più ampio adiacente al santuario scoperto”.
Il Santuario di Monteacuto Ragazza era isolato o sorgeva in un contesto di carattere urbano?
“Data la collocazione del Santuario, tutto fa pensare che non sorgesse in un contesto urbano ma che dovesse essere raggiunto appositamente dagli offerenti e dai devoti dell'epoca così come si fa oggi con Montovolo, santuario cristiano non molto lontano da questo e ancora oggi frequentatissimo. Si deve poi aggiungere che, l'area santuariale antica in questione, sorgeva in prossimità di una via antica di valico percorsa anche nell'età del bronzo, che metteva in comunicazione l'Etruria toscana e la cosiddetta Etruria padana ,via attestata sia dalle fonti storiche (Pseudo Silace) che da numerosi riferimenti archeologici. I reperti numerosi e importanti di epoca etrusca venuti alla luce a Oreglia di sotto, a Prada, a Nadia,a Vimignano, a Stanco e all'Archetta, dimostrano poi, senza ombra di dubbio, che il luogo sacro non doveva essere certamente isolato, ma al centro di una intensa vita civile e politica che si esercitava in ragguardevoli agglomerati urbani”.
Che valore hanno le statuette se si può decifrare? Quel cacciatore le ha vendute? O a chi le ha esposte?
“Posso riportare testualmente, quello che il commissario di Bologna Giovanni Gozzadini, socio dell'Accademia dei Lincei, riferì ai colleghi nella seduta tenuta a Roma, il 16 dicembre del 1882...’da tre anni in qua sono tornate alla luce alcune antichità etrusche nell''Alto Appennino Bolognese , a Casio, a Montecavalloro, a Montaguragazza, parrocchia della provincia di Bologna, comune di Tavernola Reno, ove un cacciatore...inciampò in una statuetta di bronzo che emergeva dal suolo e la dissotterrò insieme con altre due poi (e qui viene il bello) le fece esibire in vendita al Museo Civico di Bologna che le comprò....’
Cosa significhi veramente’le fece esibire in vendita’ non saprei dire con sicurezza (farebbe pensare ad un'asta ) , sta di fatto che il Museo le comproò. La cifra sborsata non si sa ,ma non credo fosse particolarmente alta anche se...’ il ritrovamento, è sempre il Gozzadini che riferisce, già corso di bocca in bocca tra i montanari circostanti,fu trasformato nella solita fanfaluca di un tesoro dissepolto....’. Oggi questi reperti,avrebbero un valore venale, credo ,abbastanza alto,sempre inferiore comunque a quello storico-scientifico dinnanzi al quale non esiste valore di mercato che nessun reperto possa eguagliare. Tutti i reperti archeologici sono di proprietà dello Stato e precise disposizioni di Legge regolano il ritrovamento,lo scavo e i rapporti col privato”.
Un santuario ex voto etrusco ha una struttura muraria o è solo un luogo all'aperto con una stele votiva? Secondo lei, quante possibilità ci sono che nella zona siano ancora presenti ulteriori tracce archeologiche?
“La distruzione di parte delle strutture murarie rinvenute nel corso delle esplorazioni del secolo scorso non permettono una lettura agevole del sito soprattutto per quanto attiene la parte architettonica. Ulisse Bettini e il conte Gozzadini pensarono di trovarsi di fronte a un tempio orientato come quelli di Marzabotto dentro la cui linea perimetrale erano sorte costruzioni di altra epoca. Gli scavi, invece, del 97, hanno permesso una rilettura del sito considerandolo come un recinto santuariale a cielo aperto, con mura per la protezione che comprendevano i doni votivi fissati su cippi o basi in arenaria come la stele con iscrizione etrusca ritrovate e, forse un altare. Risulta difficile pensare che le strutture rinvenute siano pertinenti ad un tempio destinato a contenere le statue. In epoca posteriore, si ebbe una diversa destinazione d'uso del sito con un probabile sviluppo abitativo fino alle soglie della romanizzazione dei luoghi. Per quanto attiene la seconda domanda, non ci sono possibilità di insediamenti ma, certezze; luoghi come Prada, Oreglia di sotto, Stanco ed anche Tavernola (si sono recentemente rinvenute monete romane non lontano dalla chiesa) dimostrano la presenza di antichi insediamenti”.
Non ritiene che si debba valorizzare e far conoscere l'area del ritrovamento?
“Credo che la valorizzazione dell'area in questione sia fondamentale e inderogabile. Si tratterrebbe di organizzare visite guidate sul posto, favorendo l'accesso al sito nel quale, opportuni pannelli illustrativi potrebbero far vedere come si presentava il recinto santuariale in epoca etrusca...secondo le indicazioni date negli scavi del 97. Potrebbe diventare una meta obbligata per le scuole del circondario, opportunamente inserita in un contesto più articolato di visita culturale; le strade tuttora percorribili dalla Collina di Monteacuto e dalla localita' S.Abramo, che raggiungono il santuario, sono probabilmente quelle percorse anche in antico e attraversano luoghi di grande suggestione storica e paesaggistica”.
In una località chiamata Torraccia, proprietà Giuseppe Faccioli, nei pressi della Collina di MonteAcuto "in cima a un monticello che sembra appiattito" furono trovati da un cacciatore, nel 1882, alcuni oggetti che affioravano dal terreno:erano tre statuette di bronzo.
In seguito, esplorazioni e saggi effettuati dall'ispettore U.Betti e dal commissario G. Gozzadini,vennero rinvenute altre undici statuette. Le statuette trovate rappresentano degli offerenti, i devoti le offrivano al santuario come ex voto e si differenziano fra loro per la qualità della lavorazione. In due di esse si distingue particolarmente la raffinatezza e la qualità dell'esecuzione ( foto sopra).
L'offerente maschile indossa un corto mantello, cinto in vita, che si avvolge anche intorno al braccio sinistro e nella mano destra regge una patera umbilicata nel tipico gesto della libazione; il torso appare nudo in un’attenta descrizione delle caratteristiche anatomiche.
La statuetta che rappresentante l'offerente femminile invece, indossa un chitone molto elegante, cinto in vita e finemente pieghettato sul petto. Sopra le spalle indossa un pregevole e ampio mantello che ricade sul torace in armoniosi panneggi. Nella mano destra stringe un fiore che, secondo Graziano Baccolini, potrebbe essere un Narcisus poeticus (presente a Monteacuto) e, nella mano sinistra una melagrana frutto legato all'oltretomba. Ambedue le statuette protendono le braccia in avanti e hanno la gamba sinistra in leggero piegamento in avanti. Gli elementi descritti fanno pensare a ex voto donati da personaggi di rango giunti al santuario forse da lontano da qualche opulenta città dell'Etruria. Gli ex voto, infatti, sono databili alla seconda decade del V°sec. a.C. (480 ac.).
Posizione Gps 44° 13’ 34.97’’ N 11° 07’ 44.50’’ E Alt 699m slm
LA VIA ETRUSCA DEL FERRO
LA PRIMA STRADA D’OCCIDENTE (DOCUMENTATA DA FONTI GRECHE) PASSAVA DA QUI, DALL'APPENNINO BOLOGNESE
La prima strada d’Occidente e prima grande opera su suolo italiano fu la “Via del Ferro” costruita dagli Etru-schi 2.500 anni fa. Partiva da Pisa e arrivava a Spina, nelle valli di Comacchio, attraversando gli Appennini. Lunga 250 chilometri e larga più di 6 metri, veniva percorsa, narra l’esploratore greco del VI secolo a.C., lo “pseudo” Scilace di Carianda, “in tre giorni di cammino”. Un tragitto di cui oggi sono stati portati alla luce solo poche centinaia di metri di acciottolato. Questa strada, ha visto passare non solo merci, ma anche uomini, tecnologia, sapienza e cultura, contribuendo in modo significativo alle basi della nostra civiltà occidentale.
Doveva essere uno spettacolo emozionante, quello delle lunghe file di carri che oltre 25 secoli fa trasportavano un metallo nuovo e ancora misterioso: il ferro. Le miniere etrusche dell’isola d’Elba erano uno dei più importanti centri di estrazione del ferro, un minerale di gran pregio che grazie al suo minor costo riuscì a soppiantare il bronzo, tanto più che in lega con il carbonio forniva il resistentissimo acciaio che dette un formidabile vantaggio rispetto alle splendide ma più deboli spade e armature di bronzo descritte da Omero.
Monteacuto Ragazza Archaeological Site and its Exquisite Etruscan Votive Statuettes
By Dario Mingarelli, Honorary Inspector for Archaeological Heritage of the Bolognese Apennines
In a locality named Torraccia, owned by Giuseppe Faccioli, near Monte Acuto Hill, "atop a flattened mound," a hunter stumbled upon several objects protruding from the soil in 1882: three bronze statuettes. Subsequent explorations and excavations conducted by Inspector U. Betti and Commissioner G. Gozzadini uncovered eleven more statuettes. Further investigations were carried out later by Brizio and Mansuelli (supervisor of my thesis in Roman Archaeology at the University of Bologna), up until the latest excavations in 1997 directed by Lippolis. An irregular parallelepiped of molassa with an Etruscan inscription was also found.
All the discovered statuettes depict offerers; devotees presented them to the sanctuary as votive offerings. They vary in the quality of their workmanship. Two of them stand out for their refinement and execution (reproduced in the accompanying photos). They are a male figure and a female figure.
The male offerer wears a short, belted cloak that also wraps around his left arm. In his right hand, he holds an umbilicate patera in the typical gesture of libation. His torso is depicted nude with an attentive description of anatomical features, almost as if the offerer wanted to emphasize his athletic condition.
The statuette representing the female offerer, on the other hand, wears a very elegant chiton, belted at the waist and finely pleated on the chest. Over her shoulders, she wears a precious and ample cloak that falls over her chest in harmonious drapery. In her right hand, she holds a flower that, according to Graziano Baccolini, could be a Narcissus poeticus (present in Monteacuto), and in her left hand, a pomegranate, a fruit associated with the afterlife. Both statuettes extend their arms forward and have their left leg slightly forward. These elements suggest votive offerings donated by high-ranking individuals who may have come to the sanctuary from afar, perhaps from some opulent city in Etruria where excellent sculptors worked who were well-informed about what was happening in Greece in the field of art. The votive offerings are certainly datable to the second decade of the 5th century BC (480 BC).
Dario Mingarelli was asked, in total, how many statuettes were found? Where are they exhibited?
"A total of 14 statuettes were found and are now preserved at the Civic Museum of Bologna. The latest excavations in 1997 offered new elements for reflection; rather than conducting further in-situ investigations, a new survey of a larger area adjacent to the discovered sanctuary would be necessary."
Was the Sanctuary of Monteacuto Ragazza isolated or did it arise in an urban context?
"Given the location of the Sanctuary, everything suggests that it did not arise in an urban context but that it must have been reached specifically by the offerers and devotees of the time, just as one does today with Montovolo, a Christian sanctuary not far from this one and still very frequented. It must also be added that the ancient sanctuary area in question was located near an ancient mountain pass also used in the Bronze Age, which connected Tuscan Etruria and the so-called Padan Etruria, a route attested to both by historical sources (Pseudo Scylax) and numerous archaeological references. The numerous and important Etruscan finds that have come to light in Oreglia di sotto, Prada, Nadia, Vimignano, Stanco, and Archetta demonstrate, without a doubt, that the sacred place could certainly not have been isolated but was at the center of an intense civil and political life that was exercised in considerable urban agglomerations."
What is the value of the statuettes, if one can decipher it? Did that hunter sell them? Or to whom did he exhibit them?
"I can quote verbatim what the Commissioner of Bologna, Giovanni Gozzadini, a member of the Academy of the Lincei, reported to his colleagues at the meeting held in Rome on December 16, 1882: 'For the past three years, some Etruscan antiquities have come to light in the 'Alto Appennino Bolognese', in Casio, Montecavalloro, and Montaguragazza, a parish in the province of Bologna, municipality of Tavernola Reno, where a hunter...stumbled upon a bronze statuette emerging from the soil and unearthed it together with two others, which he then (and here comes the beautiful part) exhibited for sale at the Civic Museum of Bologna, which bought them....'
What 'exhibited for sale' really means, I cannot say with certainty (it would suggest an auction), but the fact is that the Museum bought them. The amount paid is not known, but I do not think it was particularly high, even if... 'the discovery, as Gozzadini reports, had already spread by word of mouth among the surrounding mountaineers, and was transformed into the usual fanfaluca of a buried treasure....' Today, these artifacts would have a fairly high market value, I believe, although always lower than the historical-scientific value in the face of which no market value can equal any artifact. All archaeological finds are the property of the State, and specific laws regulate the discovery, excavation, and relations with the private sector."
Does an Etruscan votive sanctuary have a wall structure or is it just an open-air place with a votive stele? In your opinion, how likely is it that further archaeological traces are still present in the area?
"The destruction of part of the wall structures found during the explorations of the last century does not allow for an easy reading of the site, especially as regards the architectural part. Ulisse Bettini and Count Gozzadini thought they were dealing with a temple oriented like those of Marzabotto, within whose perimeter line constructions of a different era had arisen. The excavations of 1997, however, allowed for a reinterpretation of the site, considering it as an open-air sanctuary enclosure, with walls for protection that included votive gifts fixed on cippi or sandstone bases like the stele with the Etruscan inscription found, and perhaps an altar. It is difficult to think that the structures found are pertinent to a temple intended to contain statues. In a later period, there was a different use of the site, with a probable development of habitation up to the threshold of the Romanization of the places. As for the second question, there are no possibilities of settlements but certainties; places like Prada, Oreglia di sotto, Stanco, and also Tavernola (Roman coins have recently been found not far from the church) demonstrate the presence of ancient settlements."
Do you not think that the area of the discovery should be enhanced and made known?
"I believe that the enhancement of the area in question is fundamental and mandatory. It would be a matter of organizing guided tours on site, facilitating access to the site where appropriate illustrated panels could show how the sanctuary enclosure appeared in the Etruscan era...according to the indications given in the excavations of 1997. It could become a mandatory destination for the schools in the surrounding area, appropriately inserted in a more articulated context of cultural visits; the roads still traveled from Monteacuto Hill and the locality of S. Abramo, which reach the sanctuary, are probably those also traveled in ancient times and cross places of great historical and landscape




